Regalo di compleanno

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4 Ottobre, 2008

Autrice: Liana - Leggi altri racconti di questa autrice

Regalo di compleanno | Racconto erotico etero

Oggi compio gli anni. Con la mente rivedo il giorno in cui nel salone, distesa sul tavolo, mio “genero” mi prese per la prima volta. Da allora la mia vita è cambiata. Gli ultimi anni li ho vissuti intensamente. Il sesso è stato, dopo anni di astinenza, il motivo predominante nella mia esistenza. Ho amato senza freni. Ho una famiglia composta da quattro figli. La primogenita: Janet, è nata quando avevo 13 anni. Ivan, mio genero, mi ha ingravidata tre volte. Sono diventata madre di un maschietto e di due bambine. Il maschietto: Alessio, frequenta il mio letto. Anche mia figlia ha partorito due maschietti ed una bambina. Il loro papà è Ivan (mio genero). Il primogenito di Janet, mio nipote Peter, è anche lui un frequentatore assiduo del mio letto. Mia figlia Janet, è quella che mi sta sempre vicina. Nei momenti difficili mi tiene stretta tra le sue braccia stringendomi contro il suo splendido seno di alabastro. Mia figlia è anche la mia amante. Incominciai a fare sesso con mia figlia il giorno in cui mi fece conoscere il suo futuro compagno di letto. Mio genero aspetta sempre che io mantenga la promessa fattagli quando giovincello sbatte per la prima volta il suo pestello nel mio mortaio. Espresse il desiderio di violare la verginità del mio culo. Gli promisi che mi sarei fatta sodomizzare e che sarebbe stato lui il primo a godere del mio culo. Ed è una promessa a cui non mancherò. Voglio sentire quella clava penetrarmi il culo. Voglio anche sperimentare il “panino”. Quest’ultimo lo consumerò con i miei giovani puledri: mio figlio e mio nipote. E’ più di un anno che, sotto la guida professionale della mia ginecologa, sto allenando il buco del mio culo a ricevere il cazzo di Ivan. La ginecologa , mia amica e amante, mi ha, conoscendo le dimensioni del randello di mio genero (frequentano lo stesso letto), consigliato di farmi impalare lentamente in modo da non farmi rompere il culo. Ha suggerito che sarebbe meglio che le prime volte fossi io ad impalarmi. Oggi posso dire di essere pronta a riceverlo. Al solo pensarlo i miei ormoni impazziscono. Un mattino, prima di uscire per andare in ufficio, Ivan viene a salutarmi. Sono a letto con la moglie. Abbiamo trascorso una irruente notte carica di sesso. “Quanto hai finito in ufficio non andare in giro. Vieni a casa. Oggi è il mio compleanno e voglio festeggiarlo con te solo” Mi da un bacio sulla bocca e va via. Janet solleva la testa dal cuscino ”Auguri. Allora oggi ci saranno grandi festeggiamenti?” “Si! Oggi è il mio compleanno. Mi farò un bellissimo regalo. Ho deciso di realizzare il sogno di Ivan.” “Mamma, non dirmi che…” “Si! Figlia mia, tuo marito oggi avrà, finalmente, il piacere di trapanarmi il culo. Oggi il batacchio di mio genero suonerà dentro il mio culo. Mi aiuteresti a pulirmi? Lo voglio ricevere senza sporcarlo e in sicurezza” “Mamma, per tua e sua sicurezza, sarebbe meglio fargli indossare il preservativo” “Dici? Hai ragione. Farò come hai detto anche se desidero sentire la sua carne strusciare contro la mia carne. Devo anche rinunciare a sentire il suo sperma innaffiarmi l’intestino? Sì! È meglio che indossi il preservativo. Tu, quando ti decidi a darlo?” “Quando avrò la tua età. Scherzo. È un pò di tempo che ci penso. Ora che Janine è la nostra ginecologa credo che non mi vergognerò a farle vedere il culo violato. In ogni caso quando avrò deciso anche per me il primo sarà Ivan. Vieni andiamo in bagno. Ti pulirò il culo e il suo condotto.” Mi prende per mano e mi conduce in bagno. “Entra nella vasca e chinati in avanti. Appoggia le mani sul bordo e allarga le gambe” Eseguo. Le mammelle pendono in avanti. Nonostante gli anni e nonostante la produzione di latte per sfamare sei famelici pargoletti: i miei tre figli più i figli di Janet, (anche lei ha allattato i miei figli) sono ancora ben tonde, lisce e sode. Non hanno smagliature. Attirano sempre gli sguardi degli uomini e delle donne. I commenti che sento sulle mie tette mi eccitano. Purtroppo non reggono più alla forza di gravità. Le leggi della fisica e gli anni si fanno sentire. Nonostante la palestra, per tenerle su ho bisogno del reggiseno. “Mamma, lasciati guardare. Sei bella. Hai delle natiche tonde e lisce. Niente smagliature e niente buccia di arancia. E il tuo sfintere sembra un fiore di campo. Sei sicura di volere che un ape venga a impollinare il tuo fiorellino?” ” L’ape che mi impollinerà è Ivan e tu conosci il pungiglione che userà. Tu, al mio posto, rinunceresti?” “No!” Si alza. Va verso l’armadio, lo apre e tira fuori un clistere di plastica. Di quelli a caduta. Lo riempie di acqua tiepida: ha una capacità i due litri. Aggiunge della glicerina. Avvita la cannula “Sei pronta?” “Sì!” Con una mano mi allarga le chiappe e con l’altra guida la cannula verso il buco del mio culo. La sento entrare. Quando è tutta dentro, Janet apre la chiavetta e l’acqua scorre nel mio culo e risale lungo il condotto anale. Raggiunge l’intestino. Quando è tutta dentro mia figlia mi fa uscire dalla vasca e mi fa sedere sul cesso. Aspetta circa dieci minuti e poi mi sfila la cannula dal culo. Un uragano si precipita fuori dal mio culo. Ad intervalli di circa trenta minuti ripete l’operazione per altre tre volte. Mi sento sfinita ma finalmente il culo e il condotto anale sono puliti. Il liquido che esce dal buco del culo è completamente trasparente. L’ultimo piccolissimo clistere, una pompetta di 200 cc, che mia figlia mi pratica è di acqua mista a lavanda. Alla fine mi fa entrare nella doccia, apre l’acqua, mi insapona e mi lava fregandomi il corpo con un guanto di crine. La pelle diventa rossa. Chiude l’acqua, mi fa uscire dalla doccia e mi conduce sul letto. Con un asciugamano mi friziona il corpo. Quando sono ben asciutta prende dell’olio balsamico e lo spalma sul mio corpo. Le sue mani scorrono sul mio corpo provocandomi piacevoli sensazioni. La mia pelle diventa bollente. Le tette sono dure. Le sue dita giocherellano con i miei capezzoli che si rizzano e diventano duri come il marmo. La micetta miagola e si bagna. “Bambina. Basta. Mi sento impazzire. Amore mio baciami. Fammi sentire la tua bocca sulle mie tette. Succhiami i capezzoli. Voglio sentire la tua lingua frugare nella mia passera. Janet, figlia mia, scopami.” “Mamma, ti amo” Finisce in un 69 da mille ed una notte. Le nostre fiche scaricano la nostra libidine una nella bocca dell’altra. Ci sentiamo appagate. Verso le diciotto Ivan rientra in casa. La moglie lo accoglie con un bacio sulla bocca. “Vai da mia madre. Ti aspetta. Sta nella sua camera. Fatti prima una doccia. Sei tutto sudato. Ricordati che dopo ci sono io ad aspettarti.” Ivan si allontana. Va in camera sua. Si spoglia. Entra in bagno e fa la doccia. Si asciuga. Indossa un boxer pulito e viene nella mia camera. “Ciao, Eccomi” “Chiudi la porta. Non voglio che qualcuno ci disturbi. Togliti quell’indumento e vieni a stenderti al mio fianco” Il ragazzone non se lo fa ripetere. “Baciami” Il pisellone si distende su di me. Avvicina la sua bocca alla mia, poggia le sue labbra sulle mie e introduce la sua lingua nella mia bocca. L’avviluppo con la mia e la succhio. L’avvinghio. Con le braccia lo trattengo contro il mio petto e con le gambe incrociate dietro la sua schiena lo imprigiono. Le mie tette sono schiacciate contro il suo petto. I miei capezzoli sono diventati d’acciaio. Sento il suo cazzo premere contro il mio ventre. Cerca di tirarsi indietro. Non ci riesce. Per la verità non vuole. Gli piace che io lo costringa a subire il mio bacio. Con una mano prendo il suo pisello e lo conduco verso l’apertura della mia vagina. Con un colpo di reni mi penetra e scivola dentro fino a quando le sue palle sbattono contro il mio culo. “È questo che vuoi?” “Nooo! È altro quello che, oggi, voglio. Questo lo considero un acconto. Adesso ci sei. Chiavami e fammi godere. Sbatti il tuo batacchio dentro la mia campana. Falla suonare. Fa che il suono si senta a grande distanza” “Miriam, ti farò impazzire. Ti sbatterò fino a farti svenire” “Sì! Ivan, mio amore, sbattimi, fammi svenire” Sfila il cazzo dalla fica. Mi fa girare sulla pancia. Mi dilata le gambe e mi penetra da dietro. Affonda il suo pistone nel mio orifizio vaginale. Si distende sul mio corpo. Con le mani artiglia le tette e con i denti aggancia il collo e lo morde. Sono una tigre che sta subendo l’assalto del maschio. E che maschio! Il mio cervello sta già navigando nello spazio infinito. “Sì! Amore. Così. Bravo. Oh! Che meraviglia. Non ti fermare.” Lui muove il suo pistone in modo incredibile. Dà grossi fendenti in successione e poi si ferma. Le sue dita mi torturano i capezzoli. Le mani strizzano le mammelle. Il suo cazzo sta affogando nell’oceano dei miei umori. Dalla mia gola escono gorgoglii, grugniti, barriti, grida. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Lui continua a stantuffare. Non si ferma. Non riesco a trattenermi. L’ultimo orgasmo mi sta squassando tutta. Un forte tremito assale il mio corpo. Il mio cervello è un esplosione di fuochi artificiali. Quando il tutto ha termine lancio un ultimo grido e svengo. Impiego circa un’ora per riprendermi. Il risveglio è accompagnato da una dolce sensazione. Ivan mi sta accarezzando la schiena. La sua mano ha il tocco di una piuma. Devo riconoscere che mio genero è stato di parola mi ha sbattuta fino a farmi svenire. Una chiavata così intensa non l’avevo mai fatta. Ho vissuto un’altra piacevole esperienza. Da oggi e fino a quando sarà possibile Ivan, quando mi chiaverà, dovrà sbattermi fino a portarmi allo svenimento. “Amore, sei stato grande, nessuno mi ha mai fatto godere cosi come lo hai fatto tu. Meriti un premio. Chiedi e te lo darò” “Posso chiedere qualsiasi cosa e tu me la darai?” “Certamente. Sono una persona seria. Io le promesse le mantengo” “Voglio quello che per anni mi hai negato. Voglio il tuo culo. Voglio incularti. Voglio chiavarti nel culo” “Fallo. Il mio culo è tuo. Usa il tuo trapano e perforami il culo. Sodomizzami” Emette una esclamazione di stupore. “Che puttana che sei. Avevi già deciso di farti impalare nel culo. Adesso lo fai passare come un premio” Rido fragorosamente. Lo afferro per le spalle e lo tiro su di me. “Si! È vero. È una decisione che ho preso da tempo. Comunque è un premio. Come potrai constatare ti ho riservato la verginità del mio culo” “Stai dicendo che sarò il primo a godere del tuo culo? Il primo ad incularti?” “Sì! Fin da quanto mi hai conosciuta ho deciso di farti dono della verginità del mio culo. Ricordi? Fosti molto esplicito. Anelavi a chiavarmi il culo. Dovrai farlo indossando il preservativo e dovrai essere dolce. Non mi devi far male. Mi devi chiavare nel culo e non lo devi rompere” Ho deciso che sarà lui a penetrare il mio culo. Contrariamente a come avevo programmato e cioè che sarei stata io ad impalarmi col culo sul suo randello. È una soddisfazione, un piacere che non voglio togliergli. Lo merita. “Ivan, ti dispiace se rinviamo a più tardi la concretizzazione del tuo sogno. Voglio che tu mi faccia ancora godere; che tu rovisti la mia fucina con il tuo martello e che la riempi del tuo sperma; voglio succhiare il tuo cazzo e riempirmi la bocca dei tuoi ormoni” “Miriam, non ti ho mai sentito parlare in modo così osceno” “Mi sono adeguata alla figura che ti sei fatta di me: una prostituta, una troia” “Miriam, io ti amo. Non ho mai pensato che tu fossi una prostituta. Tu mi hai fatto conoscere il sesso, l’amore. Sei la madre di miei tre figli. Mi hai fatto capire che le donne vanno rispettate. Come puoi pensare che ti paragoni ad una prostituta. Sì! È vero. Ti ho chiamato puttana ed anche troia ma mai prostituta. Sappi che l’appellativo di troia fu dato alla donna più bella dell’antica Grecia: Elena” “Scusami, perdonami se ho creduto che tu mi abbia paragonato ad una prostituta. È il mio desiderio smisurato di sesso che ti porta a considerarmi una puttana. Eppure la mia passera la dò unicamente a chi decido di darla. Basta con questi discorsi. Chiamami come vuoi purchè mi fai godere” “Ecco, adesso ti riconosco. Vieni, troiona mia, che ti farò svenire di nuovo.” Si alza e porta il suo randello in direzione della mia bocca. Il grosso glande, già rosso e pulsante, si fa strada tra le mie labbra e mi penetra la bocca già pronta per accoglierlo. Lo avvolgo con la lingua e lo lecco. Lui continua a spingere ed altri cm di quel splendido cazzo entrano nella mia bocca. Il glande arriva a toccarmi l’ugola. Sono ormai abituata ad ospitare nella mio cavo orale quel mostro. Il senso di soffocamento non lo avverto più. La mia bocca si è adeguata a quella grandezza e sa in anticipo come accoglierlo. Mi piace sentire la punta del suo pene che mi stuzzica l’ugola. Le sue mani afferrano le mie tette e le stringono forte. Con le dita artiglia i capezzoli e li strizza, li torce. I fuochi si stanno accendendo. La caldaia da segnali di ebollizione. Con un movimento veloce si gira portando il suo corpo nella posizione del 69. Lo ha fatto senza che il suo cazzo esca dalla mia bocca. Affonda la testa tra le mie cosce, che ho dilatato al massimo, e mi bacia la fica. La sua lingua rivolge le sue attenzioni al mio clitoride. Lo stuzzica e lo titilla. Cresce e si indurisce. Lo afferra con i denti e lo morde. Di riflesso do un morso al suo cazzo. È talmente duro che non lo avverte. Con le labbra avvolge il clitoride e inizia un pompino. La fucina è diventata incandescente. Mio genero la penetra con tutta la mano e accarezza le pareti che liquefano come una sorgente di un torrente in piena. Sto godendo e vengo. Le grida che mi salgono alla gola sono soffocate dal pene che sto ciucciando. Di colpo si alza, mi gira a pancia sotto. Mi fa assumere la posizione alla “pecorina” e mi penetra la figa con quel marmoreo cazzo. Numi dell’universo è fantastico. Lo sa usare bene il suo bastone. Si stende sulla mia schiena e mi abbranca le tette.”Miriam, vediamo quando tempo resisterai prima di svenire. Ti chiaverò fino a fartela diventare incandescente Mi dovrai supplicare di smettere” Non sa, il mandrillone, che può benissimo farmi svenire dal piacere ma mai e poi mai lo avrei supplicato di smettere. Quando un cazzo mi fruga la fica sono una vera puttana. “Non parlare e dimostrami di cosa sei capace. Sbattimi più forte che puoi. Hai detto che vuoi farmi svenire una seconda volta. Fammi vedere quanto vali. Non fallire.” Sò cosa dico. Lui non ha ancora goduto. Basta che lo faccia godere ed il suo proposito va in fumo. Con i muscoli vaginali incomincio a mungere il suo cazzo. Ogni tanto interrompo la mungitura per non fargli capire il mio gioco. Lui stantuffa il suo pistone nel mio cilindro con violenza crescente. La mia vagina ormai è diventata un lago. Gli orgasmi si susseguono in continuazione. Riprendo a mungere il randello. Lo sento grugnire. Finalmente. Dalle grosse spinte che da mi accorgo che sta per venire. Un muggito annuncia il suo godimento. “Amore sto venendo. Vengooo!” “Non preoccuparti. Vienimi dentro. Innaffiami con il tuo sperma.” Inarca la schiena e viene. Sento le vibrazioni del cazzo che spara fiotti di abbondante sperma nella mia pancia. Mi riempie. Credo che avrò un altro figlio. Sono sicura che mi ha fecondata nonostante i miei anni. La menopausa non mi ha ancora colpita. Sono ancora fertile. Le mestruazioni sono regolari. “Hai fallito. Ho goduto ma non sono svenuta. “Miriam, sei una grande stronza. Mi hai neutralizzato.” “Sono anni che frequenti il mio letto, che mi chiavi e non hai ancora imparato a conoscermi. Non hai capito che a letto il gioco lo conduco io.” Il suo cazzo, lentamente, perde consistenza. Si affloscia. Lo sfila dalla mia fica e si distende al mio fianco a pancia in su. Il lago che ho dentro, composto dal mio e suo sperma, dilaga sul letto. Restiamo, una accanto all’altro, distesi sul letto senza proferire parola. Non un suono esce dalle nostre bocche. Il tempo trascorre. Passa un’ora. Mi giro su un fianco e poggio la testa sulla sua pancia con il viso rivolto verso il suo basso ventre. Con la mano afferro il suo cazzo che è in posizione di riposo. Anche in quello stato è grosso. Lo accarezzo. Si muove. È dotato di vita propria. Continuo ad accarezzarlo. Cresce. Si sta indurendo. Si raddrizza. Svetta verso il cielo. È diventato di granito. La sua testa è viola e punta verso la mia bocca. Le sue pulsazioni sono frenetiche. Vederlo è uno spettacolo. Lentamente gli vado incontro. La bocca si apre e accoglie dentro di se quel splendente glande. Lo ciuccio. Sollevo la testa e faccio entrare il resto. Lo sento scivolare dentro la mia bocca. E’ tutto dentro. Lo succhio, lo lecco. È una meraviglia. Gli faccio un lento pompino. Lui mugola e geme. Dopo 15 minuti circa lo sfilo dalla mia bocca. Metto la mano sotto il cuscino e tiro fuori il preservativo. Glielo calzo. Mi alzo. Mi metto alla pecorina. Allargo le cosce al massimo. “Dai, Ivan, è venuto il momento. Metti il tuo alieno nel mio culo. Realizza il tuo sogno. Inculami.” Lui si posiziona dietro di me. Prende il randello con la mano e ne indirizza la testa contro il centro del mio sfintere. “Sì! Così. Adesso fai piano. Ti aiuterò a farlo entrare. Non essere precipitoso. Quando ti chiedo di fermarti fermati. Ora dai una piccola spinta.” “Miriam, non entra. Sei troppo stretta.” “Infila la mano nella mia vagina, raccogli i miei umori e passali intorno al buco del culo e riprovaci.” Esegue il mio suggerimento, fa di più. Affonda il suo cazzo dentro la fica. Lo lascia per pochi secondi. Lo tira fuori e lo porta sul buco del culo. Da una spinta un poco più forte e il glande riesce ad entrare per metà. Nonostante tutto il dolore della penetrazione si fa sentire. Soffoco il grido di dolore contro il cuscino. “Fermati. Non muoverti. Lascia fare a me.” Faccio roteare il bacino dando ogni tanto dei colpi all’indietro. Il glande è tutto dentro. La strada è aperta. “Ivan, continua tu. Fallo lentamente. Quando entri voglio godere.” Sostenendosi con le mani sui miei fianchi incomincia una lenta e stupenda penetrazione del mio ano. Cm dopo cm il magnifico fallo si fa strada nel tunnel anale. Dopo diversi minuti sento le sue palle sbattere contro la mia fica. È stata una trapanatura lunga e laboriosa. Finalmente. Il mio culo sta ospitando il tanto agognato alieno. “Non mi sembra vero. Sto sognando. Ho il mio cazzo dentro il tuo culo. Ti sto inculando” “Ivan, non muoverti. Fa che il buco del culo si abitui al tuo pistone. Io continuerò a roteare il bacino per farlo adattare. Tu sta fermo.” “Miriam. Io non mi muoverò. Non puoi immaginare che stupenda sensazione che avverto. Non credevo che incularti fosse cosi bello. Questa che sto vivendo è l’apoteosi. Sto inculando la più bella donna del mondo. Tra poco le chiaverò il culo.” Dopo queste parole appoggia il suo torace sulla mia schiena. Passa le braccia intorno al mio torace e con le mani mi afferra le mammelle. Le strizza. Con le dita aggancia i capezzoli. Li torce facendoli fare un giro completo su loro stessi. Un grido di dolore mi esce dalla bocca. Lascia una tetta e porta la mano tra le mie cosce. Raggiunge la vagina. Va in cerca del clitoride. Lo trova e lo artiglia. Lo strizza. Le sue dita si muovono veloci sul mio clitoride. Mi strappa gemiti di piacere. Raggiungo un orgasmo. La mia fica eiacula nella sua mano. Lui la porta alla mia bocca. Lecco i miei umori. Ritorna a giocare con il clitoride. Altri orgasmi squassano il mio corpo. Dei dell’Olimpo non credevo che si potesse godere anche con un cazzo nel culo. I muscoli anali si stringono intorno al corpo dell’alieno. Ne saggiano la consistenza e la grossezza. Si sono adattati. Sono pronta. Il mio culo è pronto a farsi stantuffare. “Forza. È il momento. Chiavami nel culo. Fallo con dolcezza.” Ivan senza smettere di titillare il mio clitoride incomincia a stantuffare il suo pistone nel mio culo. L’attrito mi provoca un iniziale bruciore subito superato da sensazioni piacevoli. Sento le sue palle gonfie sbattere aritmicamente contro la mia vagina. E’ indescrivibile il piacere che sto provando. Ivan aumenta il ritmo. Incomincia a sbuffare come un maiale. Un grido mi sale alla gola. Un altro orgasmo mi assale. Godo. Vengo. Sbrodolo nella sua mano. Anche lui viene. Il suo cazzo erutta una quantità enorme di sperma che solo il preservativo gli impedisce di invadere il mio condotto anale. Sfinito si abbandona sulla mia schiena. Allungo le gambe e mi distendo. Ivan adegua il suo corpo al mio. Il suo randello è fermo nel mio culo. E’ rimasto duro. La stretta dei muscoli anali gli impedisce di afflosciarsi. “Miriam, chiavare il tuo culo è l’ottava meraviglia del mondo.” Un altro tabù è caduto. Ho permesso al più bel cazzo di trapanarmi il culo ed ho goduto. È stato meraviglioso. Quella notte Ivan mi chiava il culo ancora tre volte. La seconda volta lo fa tenendomi a pancia in su e con le mie gambe poggiate sulle sue spalle. Dice che vuole guardarmi in faccia quando il suo fallo penetra nel mio culo. Vuole vedere le espressioni del mio viso. Il motivo è anche un altro. In quella posizione può facilmente introdurre la sua mano nella mia vagina. E lo fa. Muove la mano come se fosse un cazzo. Mi chiava la vagina con la mano e il culo con la bestia. L’altra mano è sul mio clitoride. Lo stringe con le dita. Sto assaporando in anticipo le sensazioni che avrò quando confezionerò il “panino”. Sono sensazioni meravigliose. Grido a più non posso. Godo. Vengo. Sono un diluvio. Anche Ivan raggiunge l’orgasmo insieme a me. Peccato che il suo sperma è trattenuto dal preservativo. È uno spreco. Resta in quella posizione per circa 5 minuti e poi, piano, sfila il suo cazzo dal mio culo. Si distende sul letto quasi sfinito. Uso il termine “quasi” perché il suo randello è ancora duro come il marmo. Ne approfitto. Lo cavalco dandogli le spalle. Con una mano prendo il suo fallo e guido il grosso glande contro il buco del mio culo. Lentamente scendo con il culo su quella poderosa asta. Questa volta sono io ad impalarmi. Continuo a scendere. Mi fermo allorchè il mio sfintere raggiunge la base del suo cazzo e i suoi coglioni sbattono contro la mia pussy. 20 cm di favoloso muscolo sono dentro il mio culo. I muscoli anali si stringono intorno a quella magnificenza. Sto ferma. Non mi agito. Voglio godermi fino in fondo questa penetrazione. Ho le mani sulle sue cosce. Sono piegata in avanti. Le mie floride mammelle pendono in avanti. I capezzoli, induriti, sfiorano le sue cosce. La libidine sta montando. Lentamente sollevo il bacino e poi lo porto di nuovo giù. Incomincio a chiavarlo col culo. Mi lancio in un sfrenato galoppo. Il cazzo di mio genero entra ed esce dal mio culo sempre più velocemente. Una sua mano ha raggiunto la mia vagina. Le sue dita hanno agganciato l’indurito clitoride e lo segano. È favoloso quello che sto provando. La mia vagina è un fiume di liquidi che si riversano sulle sue palle. Nello spazio di pochi minuti raggiungo una infinità di orgasmi. Un grido disumano prorompe dalla mia gola. Affondo le unghia nella carne delle sue cosce. Le mie mammelle sono schiacciate contro le sue cosce. Un poderoso orgasmo mi investe squassando il mio febbricitante corpo. Godo e vengo copiosamente. Anche mio genero sta godendo. Le sue dita hanno artigliato le mie natiche affondandovi dentro le unghia. Deve essersi rotto il preservativo perché sento i caldi spruzzi di sperma invadere le viscere. Mi sta innaffiando l’intestino. Quando il tremore abbandona il mio corpo, mi sollevo facendo uscire il cazzo di mio genero dal mio culo. Scendo dal letto.Vado in bagno, entro nella vasca, apro l’acqua fredda e con il laccio della doccia mi irroro il didietro. Raffreddo il buco del culo che è infuocato. Con la mano vado a tastare lo sfintere per verificare eventuali danni. Tenuto conto che non c’è stata fuoriuscita di sangue i danni non dovrebbero essere grossi. Certo il buco è dilatato ma la dilatazione con il tempo dovrebbe ridursi. In ogni caso sono contenta di essermi fatta sodomizzare da Ivan. Riempio il clistere fino all’orlo e infilo la cannula nel buco del culo. Apro la chiavetta e lascio scorrere tutta l’acqua. Scarico il tutto nella stessa vasca da bagno. Ripeto l’operazione ancora per una volta. Lavo anche il mio corpo. Mi asciugo utilizzando anche l’aria calda dell’asciugacapelli. Ritorno in camera portando con me una bacinella piena d‘acqua profumata. Mi avvicino al letto. Poso la bacinella sul comodino. Lo libero dal preservativo. Prendo la spugna e opero una accurata pulizia di quel stupendo cazzo liberandolo dai miei succhi anali e dal suo stesso sperma. “Ivan, sono contenta di averti dato la verginità del mio culo e sono contenta che ti sia piaciuto.” “Miriam. Io sono stato sempre innamorato del tuo culo. Le immagini che contribuivano a farmi godere sono state il tuo favoloso culo e le tue meravigliose poppe. Ma il tuo culo aveva il sopravvento. Ho sempre desiderato incularti. Godere nel tuo culo era diventato un assillo. Ogni volta che guardavo il di dietro di una donna era il tuo culo che vedevo. Oggi mi hai permesso di realizzarlo. Ti sarò sempre riconoscente.” Mi ispira tenerezza. Lo afferro per le spalle e lo attiro contro il mio petto. La sua testa entra in contatto con le mie mammelle. Dopo un paio di minuti sento la sua bocca afferrare un capezzolo e succhiarlo. Ha un modo di ciucciare che è proprio di un bambino affamato. Quando succhia nella sua bocca entra non solo il capezzolo ma anche una parte della tetta. È vorace. La suzione mi provoca delle piacevoli contrazioni al basso ventre. L’utero si contrae e si rilassa allo stesso tempo. La ciucia parla da sola. Inizia il suo monologo. Con le dita della mano tormenta l’altro capezzolo. Alza la testa e mi guarda sorridente. I suoi occhi esprimono gioia. “Sono contento di stare tra le tue braccia.” Chino la testa verso la sua. Le nostre bocche si incontrano. Le labbra si dischiudono. Le lingue guizzano fuori, si incrociano e duellano. Afferro la sua lingua con le labbra e la succhio. Lui fa lo stesso con la mia lingua. Andiamo avanti per parecchio tempo. Poi mi sollevo e distendo il mio corpo sul suo con la testa rivolta verso il suo cazzo. Allargo le gambe in modo da far spazio alla sua testa permettendola di sbattere contro la mia passera. Uno sfrenato ed apocalittico 69 ha inizio. La sua lingua fruga l’interno della mia vagina e, frenetica, titilla il mio clitoride. Io lecco e succhio la sua borsa dello scroto dove sono racchiusi i suoi grossi e gonfi testicoli. La sua asta vibra. Con la lingua risalgo, leccandola, fino alla cima dove un grosso e violaceo glande è in attesa di entrare dentro la mia bocca. Gli do accoglienza prima baciandolo e dopo lo faccio entrare aprendogli la porta. Con i denti lo trattengo e con la lingua gli lecco la punta. Lo sento gemere. Gli faccio spazio e lui entra tutto dentro. Lo succhio. La mia pussy sotto l’azione esploratrice della sua lingua si è riempita e rompe gli argini. Rovescia nella sua bocca una quantità enorme di fluidi limacciosi e biancastri. Sento il caratteristico suono di quando un liquido viene ingoiato. Non gli sfugge neppure una goccia. Gli orgasmi si susseguono. La mia bocca inizia a chiavarlo. Sollevo ed abbasso la testa sempre lentamente, molto lentamente. Il suo cazzo scivola tra le mie labbra. Entra ed esce dalla mia bocca. Solo il glande resta dentro. Di colpo inarca la schiena e un fiume di sperma invade la mia bocca. E’ denso, salmastro e gustoso. Lo bevo tutto e con la lingua lappo i residui che continuano ad uscire dalla fessurina che ha in cima al glande. Soddisfatti restiamo in quella posizione e ci addormentiamo. Che notte. Al mattino, verso le undici, Janet entra con un carrello per vivande pieno di ciambelle, caffè, latte, miele, burro, succhi di frutta, uova battute. Io ho ancora le labbra appoggiate sul cazzo di Ivan. Lui sta con la testa tra le mie gambe e russa. Janet ride. “Vedo che ve la siete spassata. Come è andata.” “Bene. Il culo lo ha visitato per quattro volte consecutive.” “Hai sentito dolore? Te lo ha rotto? Ti è piaciuto?” “Non ho sentito molto dolore. È stato gentile. Non lo ha rotto, mi ha trapanata con lentezza. Mi è piaciuto tanto che ho goduto. Non credevo che si potesse godere anche quando si viene chiavata nel culo. E’ stato bello. Mi brucia un poco.” “Adesso, alzati e senza coprirti va nella mia stanza. Troverai un altro carrello di vivande e nel letto c’è tuo nipote Peter che ti aspetta. Anche se con un giorno di ritardo, vuole festeggiare il tuo compleanno.” “E tu?” “Andrò a sorvegliare tuo figlio ovvero mio fratello. Farò in modo che abbia un dolce e piacevole risveglio.” “Che stronza che sei?” “Ho avuto una buona maestra.” Rido. Mi alzo, le do un bacio, indosso la vestaglia e, sculettando, esco dalla stanza sotto lo sguardo divertito di mia figlia. Questa notte Ivan mi ha fatto riscoprire le gioie ed i piaceri di essere posseduta da un maschio. È stata anche la notte in cui mio genero mi ha regalato un altro figlio. Dopo un mese la mancanza delle mestruazioni annunciano una gradita gravidanza. Da oggi i miei unici rapporti con le donne saranno solo intrattenuti con mia figlia Janet e Janine (la ginecologa). I miei eroi al maschile saranno: mio genero; Alessio mio figlio, ogni volta che lo vorrà; e mio nipote: il superbo Peter. E adesso dedichiamoci ad organizzare il picnic. Lo farò a base di panino. Io sarò il companatico.

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