Il panino
Questo racconto è stato letto: 88517 volteAutrice: Liana - Leggi altri racconti di questa autrice

È trascorso un anno da quando mio genero, con il mio consenso, mi sodomizzò. Fu sublime. Il mio culetto fu piacevolmente violato, per la prima volta, da un magnifico pene. Non credevo che il piacere potesse essere raggiunto anche avendo rapporti anali. Quella notte godetti più volte. Ivan si mostrò un magnifico amante. Da allora, con cadenza costante, il mio culo viene regolarmente visitato. E tutte le volte è un delirio. Nella mia mente, ogni volta che lascio giocare mio genero con il mio culo, si apre una finestra e mi vedo stretta fra mio figlio e mio nipote. Fantastico di averli nel letto contemporaneamente. Entrambi mi penetrano con quei loro favolosi peni. Uno mi sodomizza mentre l’altro mi chiava la vagina. Con il passare degli anni le visite di Alessio nel mio giaciglio sono andate diradandosi. Ha conosciuto una ragazza ed è andato a vivere con lei. Di tanto in tanto viene a trovarmi insieme alla sua ragazza. Qualche volta viene da solo ed allora giochiamo. Io mi concedo con tutta l’anima. È pur sempre mio figlio. Mio nipote Peter, invece, è rimasto in famiglia. Anche lui ha conosciuto una ragazza: Michelle. L’ha convinta a venire a stare nella nostra casa. Non ha dovuto faticare molto per convincerla. La ragazza aspettava che Peter glielo chiedesse. Lei è a conoscenza del rapporto che intercorre tra me e mio nipote. Ma principalmente è venuta a vivere con noi perché vuole stare vicino alla madre di Peter: mia figlia Janet. Come ho avuto già modo di dire a mio nipote, la ragazza è innamorata di Janet ed anela ad entrare nel letto della suocera. La cosa si avvera. È stato più facile del previsto. La ragazza piace subito anche a Janet. Al terzo giorno mia figlia è già entrata nel letto di Michelle? Qualche volta, ai loro incontri partecipa anche Ivan che però non ha mai chiavato la ragazza. Nemmeno nel culo. Michelle dice che la sua micina ed il suo culetto sono terreno di caccia di mio nipote. Il fatto che Janet si faccia visitare sempre più spesso dalla nuora mi ingelosisce. Una sera che sto tra le braccia di Janine (ricordate la ginecologa; anche lei è venuta ad abitare con noi. Divorziò dal marito. In questi anni di permanenza nella nostra casa ha avuto due figlie da Ivan: Gabrielle e Jane ed un figlio da Peter) le confido i miei timori. Lei mi dice di rasserenarmi; Janet non mi avrebbe mai lasciata per un’altra anche se questa è la nuora. Del resto non posso lamentarmi. Il tempo che Michelle e Janet trascorrono insieme permette a mio nipote di stare più tempo con me. Peter non dorme più nella sua camera. Sta sempre nella mia stanza. Quando torna dall’università si rifugia sempre tra le mie braccia. Studia nella mia camera. Dorme nel mio letto. Il suo alieno sta quasi sempre a giocare dentro la mia astronave. Ci amiamo con passione. Mio nipote non è più solamente il mio amante. È come se fosse mio marito. L’unica cosa che manca è un figlio nostro. Con la mente rivado ai momenti di paura quando credetti che mi avesse ingravidata. Furono giorni di tensione tremendi. Poi vennero le mestruazioni. Il fatto di non aver potuto fare un figlio con lui mi dispiacque molto. Ma fu un bene. Oggi lo amo più di allora. Alla mia età innamorata di un ragazzo di molti anni più giovane. Quando mi stringe tra le sue braccia mi sento una bambina. Quando facciamo sesso lascio che sia lui a condurre il gioco. Gli concedo il mio corpo. Può farne quello che vuole. È in uno di questi momenti che gli parlo della mia fantasia. So che è desideroso di sodomizzarmi. Gli chiedo se è disposto a farlo insieme a mio figlio. “Nonna, il mio desiderio di chiavare il tuo culo non si è mai assopito. Con tuo figlio abbiamo parlato spesso del tuo deretano e di come sarebbe fantastico violarlo. Alessio, poi, è andato via e non ho avuto più occasione di parlarne con lui. Quelle rare volte che viene a farci visita si chiude in camera con te e ne esce solo per andare via. Mai una volta ha chiesto di mia madre. Eppure le piaceva molto. Certo mi piacerebbe prenderti insieme a Alessio, ma non so proprio come si possa concretizzare.” “Bravo il maialino, ecco che gli istinti di perversione riaffiorano; le maialate sono sempre ben accette. Siamo alle solite. Io per te sono solo una donna da trattare come una puttana.” Detto questo, mi metto carponi sul letto sollevo il bacino, allargo le gambe, con le mani dilato le natiche e… “Su, vieni, sono pronta. La puttana è a tua disposizione. Cosa vuoi? Il culo, la fica o la bocca.” Peter si alza. Indossa il pigiama. “Ancora una volta mi hai fregato. Tu vuoi che io e tuo figlio ti prendiamo contemporaneamente ed hai fatto in modo che dicessi di si. Sei tu che sei perversa. Il tuo corpo sprizza libidine da ogni poro della pelle. Sì! È vero. Sei una puttana ed una troia. Ma ti amo lo stesso. Non posso stare senza di te. Questa sera andrò a stare con Michelle. Non mi cercare.“ Apre la porta, esce e, senza voltarsi, richiude la porta alle sue spalle. Sono contenta. Mio nipote mi ha rifiutata. Mi ama ed io lo amo. Posso mettere in atto il piano per confezionare il ”panino”. Sono ansiosa di mangiarlo. Alla prossima visita di Alessio concretizzerò il desiderio di mio nipote, di mio figlio e, soprattutto, il mio. Il pensiero di essere presa contemporaneamente dai due puledri mi eccita. Organizzerò un picnic nel boschetto. Ora ho bisogno di scaricarmi. Mi alzo. Indosso la mia nera vestaglia trasparente ed esco dalla stanza. Mi dirigo verso la stanza di Janet. Giunta che sono, apro la porta ed entro. La camera è vuota. Il bagno è oscurato. Mi tolgo la vestaglia. Sollevo il piumone ed entro nuda nel letto. Aspetto. Mia figlia tarda a venire. Mi addormento. È notte fonda quando avverto una piacevole sensazione. Il tocco veloce e delicato della punta di una lingua che scorre lungo la mia schiena mi provoca brividi di piacere. Delle dita mi torturano i capezzoli. Senza aprire gli occhi le chiedo: “Dove sei stata? È un pezzo che ti aspetto.” “Sono stata in salotto. C’erano Ivan, la nostra prole, Janine con i figli, Michelle, Peter, insomma tutti. Stavamo facendo uno di quei cretini giochi di società. Piuttosto a cosa devo la tua visita? È trascorso molto tempo dall’ultima volta che sei stata nel mio letto. Hai forse litigato con mio figlio e sei venuta a chiedere conforto. Certo è che hai una bella faccia tosta.” “E tu? Da quando Michelle è venuta a stare in questa casa non c’è una notte che non vi siete rinchiuse in camera da sole. Di tanto in tanto avete permesso ad Ivan ed a Peter di partecipare ai vostri giochi. Mai una volta sei venuta a cercarmi.” “Oh bella. Mia madre è gelosa. Certamente non lo hai dimostrato. Al contrario sei stata ampiamente consolata da mio figlio che hai accolto a gambe aperte in tutte queste notti. I momenti di vuoto li hai riempiti rifugiandoti tra le braccia di Janine e di Ivan. Non hai mai pensato che ti desideravo?” “Tu mi hai desiderato? Non ti credo.” “Eppure è così. Ti comunico che Michelle ormai sa tutto di quello che in questa casa accade. Sa dei rapporti che intercorrono tra noi tutti.” “Chi glielo ha detto? Io so che è a conoscenza solo di quello che succede tra tuo figlio e me.” “È stato in due occasioni. La prima volta è stato quando mio figlio irrompe nella stanza di Michelle mentre stiamo facendo sesso. Siamo impegnate in un apocalittico 69. La ragazza è sotto di me. Ha la testa tra le mie gambe. Mi sta succhiando il clitoride in modo sublime. Il mandrillo non ha resistito. Si è denudato, si è avvicinato al mio didietro e, sotto gli occhi della sua ragazza, ha infilato la sua spingarda nella mia pussy e mi ha cavalcato come solo lui sa fare. Michelle non ha mostrato meraviglia né si è scandalizzata. Alla fine del gioco ha detto che lo ha sempre sospettato. Non aveva mai creduto che uno che va a letto con la nonna non andasse a letto anche con la propria madre. Per lo più trattandosi di una madre che non toglie nulla alla nonna ma che le fa una concreta concorrenza. È stato un gioco raccontarle tutto. Ha voluto sapere proprio tutto. Trascuriamo, non volutamente, di dirle del mio amore per te. Da allora tuo nipote, non sempre, partecipa ai nostri incontri, Entrambe ci facciamo visitare la fregna dall’alieno che alberga tra le gambe di Peter. Come tu ben sai mio figlio ha un modo particolare di cavalcare ed è difficile non impazzire dal piacere.” “Ti credo. Quando ha saputo di noi due? Hai detto che c’è stata una seconda occasione.” “Sì! È stato stanotte. Per la verità è successo alle prime luci dell’alba. Abbiamo smesso di amarci verso le tre di notte. Ci siamo addormentate l’una nelle braccia dell’altra. Allo spuntare delle prime luci il mio corpo ha dei sussulti. Michelle sta leccando le mie tette. Due sue dita si stringono intorno ad un mio capezzolo e lo strizzano. La sua bocca si chiude sull’altro capezzolo e inizia a succhiare. Vado in estasi. La sua mano libera è tra le mie gambe e mi accarezza la micina che miagola sempre di più. Raggiungo il primo orgasmo e dalla mia bocca esce il tuo nome. Ti invoco di non smettere, di continuare. La troietta non interrompe l’azione. Mi cavalca portando il bacino sulla mia testa offrendomi la sua vagina e affonda la testa tra le mie gambe. Con le labbra aggancia il glande del clitoride e mi fa uno splendido pompino. Io non le sono da meno. La mia lingua guizza in fuori, affonda fra le sue grandi labbra e la penetro. Le lecco le sue pareti vaginali. Succhio le piccole labbra pulsanti di desiderio. Succhio il clitoride che è grosso e duro come la pietra. Insieme raggiungiamo più volte l’orgasmo. Alla fine esauste ci abbandoniamo su noi stesse. Ed è a questo punto che Michelle mi chiede se per caso quella Miriam che ho invocato mentre mi sta fottendo non fossi tu. Le ho dovuto dire tutto di noi. Dal come è incominciato ad oggi. Mi ha risposto che lo ha sempre saputo. Ha voluto la conferma ai suoi sospetti. Poi, con la testa appoggiata sul mio petto in modo che non potessi vederle il viso mi ha confessato che le piacerebbe avere un incontro da sola con te.” “Veramente ti ha chiesto che desidera stare con me? “Sì! Ti dico di più: vorrebbe anche vederti mentre ti fai montare dal suo ragazzo. Insomma vuole un incontro a tre: lei, tu e mio figlio.” “La cosa mi stizza. Ci penserò. E, dimmi, veramente mi hai invocato e mi hai incitato a non smettere.” “Sì! Ero realmente convinta che fossi tu a stare con me.” “Scusami se ti ho trascurata. Purtroppo non riesco a rinunciare a che il cazzo di Peter frughi i miei buchini. Rimediamo. Vieni, bambina mia, recuperiamo parte del tempo perduto. Ti farò rivivere il sogno che stavi facendo stamattina. Janet si lancia tra le mie braccia. Eccola la mia bambina pronta a donare tutta se stessa alle mie carezze ed ai miei baci. Mi offre il suo statuario corpo. Ha ragione Michelle. Mia figlia è una gran bella donna. Mi metto lunga distesa su di lei e do inizio alla danza. La mia bocca è sulla sua bocca. Le succhio le labbra. Lei risponde succhiando le mie. La mia lingua si fa strada tra le sue succose labbra e va incontro alla sua lingua. Sono dentro la sua cavità orale. Le lecco il palato. Le nostre lingue si incontrano. Ci tocchiamo con le punte. Duelliamo. Le lingue si avviluppano e danno vita ad una danza orientale. Sono due serpenti attorcigliati tra loro. Il mio seno preme contro il suo. I suoi capezzoli sono duri come chiodi. Le mie mani scivolano sul suo corpo di velluto. Si fermano sulle sue tette e le stringono strappandole un gemito di piacere. Le sue dita pizzicano i miei capezzoli. La mia pussy miagola sempre più forte. Un prorompente orgasmo mi investe come un uragano. Grido e vengo. Anche Janet sta godendo. “Mamma, dammela. Fammi bere alla tua fonte.” Mi sollevo e mi giro dandole la schiena. Porto il bacino sulla sua testa e offro la mia vagina alla sua bocca. Janet accosta le labbra alla figa e con la lingua lappa tutti i miei umori. Io sono con la testa fra le sue gambe e con la bocca bacio le grandi labbra. Succhio le sue pulsanti piccole labbra. Con la lingua penetro il suo orifizio vaginale e lo esploro leccando le pareti gocciolanti di umori. Come se fosse stato dato un segnale ci avventiamo, contemporaneamente, sui nostri rispettivi clitoridi. Lo prendo con le labbra e lo titillo con la lingua. Lo succhio. Lo sento crescere ed ingrossarsi. Mi avventuro in un pompino. Mia figlia non mi è da meno. All’unisono esplodiamo in un orgasmo impressionante. L’uretra di mia figlia è un vulcano. Erutta una quantità enorme di magma che inonda, con mio sommo piacere, la mia bocca scendendo giù lungo la mia gola. Ingoio il nettare degli dei e lecco le pareti del calice che lo contiene. Appagata mi sollevo e mi distendo al suo fianco. Cerco la sua bocca e la bacio. Le travaso in bocca i suoi succhi e lei mi da i miei umori. “Mamma, ti amo. È stato bello. Non andare via stanotte. Resta con me.” La notte è lunga. È un bel po’ di tempo che non stringo Janet tra le mie braccia. I giochi sono carichi di libidine. Il mattino ci sorprende abbracciate. Un raggio di sole entra dalla porta finestra e illumina i nostri corpi. Brividi di freddo percorrono il mio corpo. Allungo la mano in cerca del lembo del piumone, lo afferro e copro me stessa e mia figlia. Con la mente vado ad organizzare il posto dove trascorrerò, insieme a mio figlio ed a mio nipote, il picnic e dove consumeremo il “panino”. È mattina inoltrata quando mi sveglio. Janet non c’è. Mi alzo. Vado alla finestra-balcone ed apro le tende. Il sole invade la stanza. È una splendida giornata. Vado in bagno e faccio una doccia. Mi asciugo. Mi guardo allo specchio. Sì, nonostante l’età, sono una bella donna. Il mio corpo è piacevole a guardarsi. Sorrido alla mia immagine riflessa nello specchio e le lancio un bacio. Indosso uno striminzito tanga. Infilo un pantalone da uomo e un pullover con una scollatura a V molto profonda ed esco nel giardino attraverso la porta finestra. Mi inoltro tra gli alberi del piccolo boschetto. Raggiungo un gazebo e controllo che tutto sia pronto a ricevermi insieme ai due mandrilli. Il pensiero mi fa salire a mille l’adrenalina. Ritorno verso la casa e raggiungo il garage. Mi metto alla guida della porche cabriolet 911 e parto. Direzione: montagna. Sono le tredici quando imbocco la strada che s’arrampica lungo i fianchi della montagna. Alla prima piazzola mi fermo e tolgo il maglione. Sono nuda fino alla cintola dei pantaloni. Il sole cocente insieme ad un lieve venticello si infrangono sul mio corpo. Le mammelle fremono e i capezzoli sono induriti. Risalgo in auto ed a velocità sostenuta mi lancio su per la strada di montagna. Il vento batte forte sul mio petto. Il sole accarezza le mie meravigliose mammelle. Ogni tanto con una mano lascio il volante e vado a pizzicare i miei capezzoli. La mia micina sta miagolando. Devo fare presto. Aumento, non senza correre qualche rischio, la velocità. Raggiungo un pianoro e mi inoltro in un sentiero. Quando sono sicura che nessuno mi può vedere fermo la macchina. Scendo. Sfilo i pantaloni ed il tanga. Stendo sul prato l’immancabile plaid che porto sempre in auto. Mi distendo sopra. Tiro su le gambe, le allargo al massimo. La mia vagina si mostra in modo osceno alla vista del sole. I raggi si fanno strada tra le foglie ed i rami degli alberi e colpiscono il centro della mia pussy. Una mano corre ad afferrare una tetta. L’accarezza. Le dita torturano i capezzoli. Li strizzano. L’altra mano è scesa lungo il ventre ed è andata a fermarsi sulla fica. Le dita si inoltrano tra le grandi labbra. Superano la barriera delle piccole labbra e penetrano nell’orifizio vaginale. Insieme ad esse è tutta la mano che entra nella mia vagina. Raggiungo l’utero. Lo accarezzo. Palpo le pareti. Un primo violento orgasmo mi assale. Grido e vengo. L’altra mano abbandona le tette e va in cerca del clitoride. Lo trova. Con le dita lo artiglia. Lo strizza. Lo sega. Il clitoride cresce e si indurisce. Vorrei essere una contorsionista per prenderlo tra le labbra e succhiarlo. Nella mia mente si focalizzano, a turno,le immagini di Ivan, Alessio, Peter, insomma di tutti gli uomini che mi hanno cavalcato. Vedo i loro favolosi falli penetrarmi. Urla da raccapriccio escono dalla mia gola. Gli orgasmi mi assalgono uno dietro l’altro. La mia micina è un vulcano in eruzione. Magma incandescente esce dalla mia spelonca. Janine e Janet farebbero a gara per dissetarsi alla mia fonte. Perdo conoscenza. Quando incomincio di nuovo a ragionare è trascorsa circa un’ora. Mi alzo. Raccolgo il plaid e raggiungo l’auto. Prendo dei tovaglioli di carta e mi pulisco. Mi rivesto. Entro in auto, metto in moto e parto. L’andatura è moderata. Sul pianoro c’è un branco di cavalli. Uno stallone sta montando una giovenca. La scena è eccitante. Con la mente sostituisco lo stallone con mio nipote Peter e la giovenca con me stessa. La micina ha un sussulto. Miriam sei una porca. Basta! Devo tornare a casa. Giunta in città mi fermo allo chalet di Oliviero. Non c’è. Chiedo al barista se posso fare una telefonata. Acconsente. Vado nel retro del bar, nell’ufficio, mi siedo sulla scrivania prendo il telefono e compongo il numero. “Pronto? Alessio, sei tu? Sono Miriam.” “Ciao, mamma, a che devo questa telefonata?” “Amore, per questo fine settimana potresti venire a casa. Devo parlarti e anche chiederti di una tua disponibilità.” “Non puoi anticiparmi di cosa si tratta.” “Meglio parlarne da vicino. Fai in modo di stare qualche giorno in più. Tra l’altro ho anche un forte desiderio di stringerti tra le mie braccia.” “Mamma, anch’io ti desidero. Aspettami. Venerdì sera sarò da te.” “Amore, un bacio. Ciao! Ti aspetto.” Riattacco il telefono. Il primo passo è fatto. Ritorno al banco del bar. Tra i tavoli gironzola un bel ragazzo. Mi guarda e mi sorride. Si avvicina, con molta sfacciatagine mi prende la mano e la bacia sul dorso. “Signora, lei è una gran bella donna.” La mia micina ha un guizzo. Lo guardo negli occhi. In un primo momento mi resiste poi il suo sguardo si sposta sulla scollatura a V del maglione. I suoi occhi sono carichi di cupidigia. Mi sta spogliando con la mente. Abbasso lo sguardo sui suoi pantaloni e noto un gonfiore. È un bel pene quello che si nasconde dietro la stoffa dei pantaloni. La libidine si sta facendo strada. Quando si tratta di farmi frugare la passera da un bel fallo divento una puttana. Devo assolutamente avere questo ragazzo. “Hai un posto dove poter stare senza che nessuno ci disturbi.” “C’è l’ufficio del sig. Oliviero. In questo momento è fuori e non tornerà che domani mattina.” Lo prendo per la mano e lo guido verso l’ufficio. Apro la porta, entriamo, richiudo a chiave. Mi giro verso di lui. “Prendimi. Ma non venirmi dentro. Avvisami quando stai per venire.“ Senza por tempo si spoglia in un baleno. È completamente nudo. Lo guardo. Ha un bel fisico e in modo particolare ha un bel cazzo. Sarà lungo un 18 cm ed è bello doppio. Si avvicina e mi sfila il maglione. Le mie tette gli balzano sotto gli occhi. Alza le mani e le afferra. Le stringe. Abbassa la testa e con la bocca aggancia un capezzolo. Lo lecca. Lo succhia. Sono già fradicia. Sento colare i liquidi lungo le mie gambe. Si porta alle mie spalle. Le sue mani sono sull’apertura dei miei pantaloni. Fa scorrere la zip e li sfila insieme al minuscolo tanga. Segue, abbassandosi sulle gambe, lo scorrere dei pantaloni e si ferma quando il suo viso è all’altezza della fenditura che divide le mie natiche. Avverto la sua bocca che bacia le rotondità del mio culo. Lo lecca. Mi piego in avanti e poggio le mani sul bordo della scrivania. Allargo le gambe. In questo modo gli offro la visione della mia vagina gocciolante di piacere ed il buchetto del mio culo. E’ un invito. Non se lo fa ripetere. Affonda la testa fra le mie natiche e va a baciare il buchetto del culo. Emetto un guaito. La sua lingua guizza sul mio sfintere. Lo lecca. La punta è sul buco del culo. Lo penetra. Stringo i muscoli anali intorno a quel pezzettino di carne che mi sta violando il culo. Il mio corpo è preda di forti scosse. Lancio un urlo che è un nitrito. Godo. La mia pussy è una fontana. Rivoli di sperma escono dalla mia vagina. Il ragazzotto sposta la sua attenzione sulla fica. Lappa e beve tutto quello che sta sgorgando dalla mia sorgente. Afferra il clitoride, che è ormai duro come l’acciaio, con le labbra e lo succhia. Altri orgasmi si aggiungono a quelli già avuti. Si alza. Avvicina il suo fallo al buco del culo. Strofina il glande intorno allo sfintere. Un intenso piacere mi invade. Tenta di penetrarmi il culo. Con un colpo del bacino lo allontano. “Lascia stare il culo.“ Si avvicina alla vagina. Si abbandona sulla mia schiena. Mi circonda con le braccia e posa le mani sulle mie tette. Si ancora. Un colpo. Uno solo e affonda completamente in me. Si ferma. Non un movimento lo scuote. Sento la durezza del suo pene dentro il mio ventre. Il glande è contro il mio utero. I muscoli vaginali lo circondano e lo strizzano. Le sue dita stringono i miei capezzoli. Li strizzano. Li torcono. Nella mia testa vi è una sfolgorante esplosione di fuochi artificiali. Gli orgasmi non hanno termine. “Sìììì! Sto impazzendo. Dimentica quello che ho detto prima. Se vuoi vienimi dentro. Scarica pure il tuo seme dentro il mio ventre. Innaffiami. Riempimi.” Da inizio alla danza. Lentamente si ritrae per poi riaffondare in un sol colpo. Porto una mano tra le gambe e con le dita artiglio il clitoride. Lo strizzo e lo sego. I colpi che mena nella mia fregna rimbombano nel mio cervello. Il suo è un galoppo accurato. Non sfibra la giumenta che è sotto di lui. Al contrario lascia che ella raggiunga il massimo del piacere. Ed è così. Gli vado incontro spingendo il mio bacino contro il suo ventre. Lui aumenta il ritmo. Non riesce più a controllarsi. Un grugnito gli esce dalla bocca. “Sto godendo. Vengo.” “Sì! Vieni. Godi dentro di me.” Godo insieme a lui. Sento fiotti di caldo sperma inondarmi la vagina. E’ un fiume in piena. Il mio e suo liquido si fondono. Diventano uno. Si alza e si lascia scivolare sul pavimento. Con un movimento veloce porto la mia vulva sulla sua bocca. “Su, bevi. Dissetati.” Accoglie l’invito ed incolla la sua bocca sulla mia vagina che prontamente erutta una gran quantità di nettare che va a riversarsi nella sua gola. Quando sono sicura che ha svolto bene il compito di pulizia, mi alzo, mi rivesto e prima di lasciarlo, disteso sul pavimento e con il pene ormai floscio, gli do un bacio e gli sussurro che sarei ritornata a trovarlo. Apro la porta ed esco. Mi metto alla guida della porche e con andatura moderata faccio ritorno a casa. Sì! Ho trascorso una bella giornata. E di questo devo essere grata ai miei due porcellini: Alessio, mio figlio e Peter, mio nipote. Ora tocca a loro farmi divertire. Il venerdì arriva. È pomeriggio inoltrato quando in casa fa la sua apparizione mio figlio Alessio. Sono nel salone seduta sulla poltrona. Sto leggendo un libro di fantascienza. Non l’ho sentito arrivare. È entrato da una delle porte che danno sul giardino. Si porta alle mie spalle, si china e mi da un bacio sul collo. “Mamma. Ciao. Che splendido panorama che mi stai offrendo. Sei sempre più bella e desiderabile. Posso?” Allunga le mani e le infila nell’ampia scollatura della maglietta che indosso. Afferra le mammelle e le stringe. Con le dita mi pizzica i capezzoli che subito si rizzano e si induriscono. Un debole gemito mi esce dalla labbra. “Alessio. Finalmente sei arrivato. Ti sto aspettando da diversi giorni.” Le sue mani continuano a palparmi le tette. La sua bocca continua a baciarmi il collo. “Io, invece, ti sto sognando da un bel po’ di tempo. Cosa ti ha spinto a chiamarmi?” “Se smetti di giocare con il mio mammelle forse riuscirò a parlare e ti dirò il perché di questa chiamata.” “Hai un seno sempre stupendo. È impossibile pensare di non palparlo. Sai, forse ho capito. In quello che mi vuoi dire ha un suo ruolo anche Peter?” “Sì!” “Chiamalo? Sono anni che aspetto questo momento. Facciamolo qui. Subito. Non voglio aspettare.” “No! Aspetta. Ti chiedo ancora un po’ di pazienza. Vai ad aspettarmi nel gazebo tra gli alberi. Ti raggiungerò con Peter. Voglio farlo all’aperto.“ Lascia le tette. mi da un bacio sulle labbra ed esce dal salone, si avvia verso gli alberi. Mi alzo e vado nella mia camera dove sono sicura di trovare mio nipote. Infatti Peter e disteso sul letto. È a torso nudo e sta leggendo un libro. Mi avvicino. Mi siedo sul bordo. Mi chino verso la sua bocca e gli do un bacio sulle labbra. “Amore. Alessio è qui. Ci aspetta nel gazebo.” In un lampo si alza e, prendendomi una mano, si lascia guidare verso l’uscita che da sul giardino. Ci incamminiamo verso gli alberi. “Nonna, oggi è, per me ed il mio fratellastro, un grande giorno. Sta per concretizzarsi un altro sogno.” “Peter. È anche il mio desiderio che viene esaudito. Oggi, due splendidi puledri mi cavalcheranno. Dovranno farmi galoppare fino a sfiancarmi.” Raggiungiamo gli alberi e ci addentriamo. Il rumore di un ramo spezzato mi fa girare la testa. Vedo mia figlia Janet che ci sta seguendo. Sorrido. Siamo in vista del gazebo. Vedo, seduto sul tavolo, Alessio che è già nudo. Non vuole perdere tempo. Lascio la mano di mio nipote e raggiungo mio figlio. Lo abbraccio e lo bacio. Le sue labbra si schiudono. È un invito che prontamente accetto. La mia lingua entra nella sua bocca e incontra la sua lingua. Un duello ha inizio. Una mia mano scende lungo il suo corpo e raggiunge il centro delle sue gambe. Afferro il cazzo di Alessio e gli faccio un su e giù. Peter sta dietro le mie spalle. Sento il suo corpo spingere contro la mia schiena. Mi sfila la maglietta e mi slaccia il reggiseno. Le mie tette sono premute contro il torace di Alessio. I capezzoli si induriscono. Diventano puro acciaio. Alessio si stacca dalla mia bocca, abbassa la testa e con le labbra aggancia un capezzolo. Lo stringe. Lo lecca. Succhia. L’altra sua mano è sull’altra tetta. Con le dita mi tortura il capezzolo. Peter prosegue la mia svestizione. In un unico movimento mi abbassa pantaloni e mutandine. Sfila i due indumenti e li lancia sul prato. Si rialza. Si abbassa sulla mia schiena e fa scorrere la lingua lungo la mia spina dorsale. Brividi di piacere percorrono il mio corpo. La libidine sta montando. L’alieno che alberga fra le gambe di mio nipote è tra le mie natiche. È duro e grosso. Apro gli occhi e dalla spalla di Alessio vedo, appoggiata ad un albero, quasi nascosta alla nostra vista, mia figlia Janet che ci sta guardando. È nuda e si sta accarezzando tra le gambe. Quella visione aumenta la mia eccitazione. Peter ha raggiunto l’inizio del solco che separa le natiche. Con le mani le dilata mettendo così in esposizione il buchetto del culo circondato dalle zigrinature marroni dello sfintere. Mio nipote affonda la testa fra le mie chiappe e bacia il fiorellino. Lo accarezza con la lingua. Il sangue affluisce copioso. Sento le pulsazioni aumentare. Il muscolo anale ha forti contrazioni. La mia pussy sta diluviando. Un orgasmo sta montando. Grido. Vengo. Alessio si stende sul tavolo. A mia volta monto sul tavolo e lo cavalco. Con la mano prendo il fallo e lo accompagno all’entrata della vagina. Mi lascio cadere su quel splendido arnese che scivola dentro la fica per tutta la sua lunghezza. Il glande urta contro l’utero. Non ho il tempo di mettere a fuoco quello che sto facendo che una forte pressione è esercitata contro il buchetto del culo. E’ Peter che mi sta sodomizzando. Al secondo tentativo avverto che mi sta penetrando. L’alieno di mio nipote si sta facendo strada lentamente lungo il mio condotto anale. È tutto dentro. I 22 cm alieni sono dentro il mio culo. Finalmente. Due meravigliosi e splendenti falli mi stanno frugando: uno la pussy e l’altro il culo. Appartengono uno a mio figlio e l’altro a mio nipote. “Mamma!” “Nonna!” “Bambini miei!” La danza ha inizio. I loro movimenti sono armoniosi. Quando uno entra l’altro esce. Sento i loro cazzi incontrarsi dentro di me. Sbuffo, nitrisco, guaisco, barrisco. Grido e vengo in continuazione. Gli orgasmi mi assalgono in modo violento. Perdo conoscenza. Non li vedo più. La mia mente vaga nello spazio. Li sento ansimare. Mio nipote stantuffa il suo pistone nel mio culo con una violenza tale da strapparmi grida di dolore. Due lunghi grugniti mi avvertono che stanno per esplodere. Sento i potenti gettiti di sperma di mio nipote invadere il mio culo e i caldi fiotti di liquido seminale di mio figlio riempire la mia vagina. Sono sfibrata ma non ancora appagata. Ci sciogliamo dall’abbraccio. “Mamma ora tocca a me chiavarti nel culo.” “Alessio. Tua madre ha programmato questo incontro con noi due da diverso tempo. Lei vuole che la riempiamo tutti i suoi buchi e smetterà solo quando cadremo sfiniti ai suoi piedi.” Quanta verità c’è in quello che dice Peter. L’uno e l’altro si alternano. Quando Alessio mi chiava il culo, Peter mi chiava la vagina e viceversa. Ogni volta che mi sodomizzano indossano il preservativo. Solo quando mi chiavano davanti non indossano il preservativo. Sono io che glielo proibisco. Voglio sentire i loro cazzi strusciare contro la mia carne. Voglio che il loro sperma inondi la mia vagina. Lo devo sentire dentro di me. La giostra continua fino a sera. Al tramonto rientriamo, seguiti a distanza da Janet, in casa dove continuano, in camera mia, ad esplorare il mio corpo. Dio, come li amo. È domenica pomeriggio quando fa il suo ingresso nella stanza mia figlia. Io sto seduta sul letto ad ammirare gli splendidi corpi dei miei due meravigliosi amanti. Vedendo i loro peni penzolare, afflosciati, tra le loro gambe un sorriso affiora sul mio viso. La loro superbia è stata abbattuta. Ci sono voluti un pomeriggio, due notti e quasi un giorno per metterli fuori combattimento. Io ho la fica ed il culo in fiamme. Dovranno passare molti giorni prima che un cazzo visiti ancora il mio culo. “Siete ancora vivi?” “Sorellina, nostra madre è un vulcano. Quando è arrapata diventa una forza distruttrice. Niente le resiste.” “Ragazzi, questa è la ragione per cui l’amo. Lei, quando ama, dona tutta se stessa. Ebbene che sappiate che quello che avete fatto a lei lo dovrete fare anche a me. Quando verrà il momento sarò io a chiamarvi. ” Si! È vero. Janet mi conosce bene. Tutti quelli che hanno giaciuto con me, donne e uomini, hanno raggiunto le sublimi vette del piacere. Ed io con loro.
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